Riccardo's profileThe Coldheart Dunther Ca...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    11/8/2009

    caffè al volo

    Parecchi mesi fa, nominai su questo blog un cortometraggio in lavorazione. Tale corto avrebbe dovuto essere il mio lavoro conclusivo per la scuola che frequentavo, ma così non è stato. Problemi di tutti i generi hanno potuto dimostrare per l’ennesima volta come l’impegno sia nulla in confronto alla sfortuna. Ormai l’idea di finire quella scuola è solo un vecchio ricordo, ammassato assieme agli altri. Ma non è questa la sede adatta a parlarne, chi mi conosce a sufficienza sa già ampiamente cosa ho patito, quelli che mi credono perlomeno; ma non è comprensione che cerco, e non ho niente da rimproverarmi. A causa di queste problematiche ho dovuto anche abbandonare l’idea di festeggiare propriamente i miei 21 anni. Poco importa comunque, probabilmente è meglio così.

    Tornando a ciò che è davvero rilevante, il famoso cortometraggio che avrei dovuto realizzare ma che poi infine non ho consegnato a causa dei numerosi ostacoli rinvenuti, è già da tempo completo e visionabile online. Non è venuto fuori perfetto come si sperava, però tutto sommato mi piace il risultato. Grazie alla ferrea collaborazione di tutte le persone coinvolte in questo progetto, siamo riusciti a creare qualcosa di piuttosto unico.

     

    Tutto comincia il 29 gennaio di quest’anno, quando contatto Odd via messenger mentre mi trovavo in classe…

     

    [21.12.32] Dunther:
    ascolta
    siccome so che sei una mente brillante (non saprei a chi chiedere)
    vorrei coinvolgerti in un progetto che mi riguarda (salvami il culo ti prego)
    [21.13.05] [0]:
    eccomi qua
    [21.13.07] Dunther:
    :D
    [21.13.10] [0]:
    pronto a salvare i culi
    te lo ricopro d'intonaco se desideri
    [21.13.18] Dunther:
    uhm no
    [21.13.18] Dunther:
    ascolta
    [21.13.28] [0]:
    giungi al dunque
    [21.13.37] Dunther (L):
    devo fare il mio cortometraggio finale
    durata 10-15 minuti
    tema libero
    [21.14.03] [0]:
    uuuuuuuuh
    [21.14.13] [0]:
    è tutto quello che ho sempre desideratoooo

     

    Potrei incollare qui kb e kb di conversazioni dove, attraverso le chattate tra me ed Odd, vengono delineati i vari step che hanno portato alla creazione di caffè al volo, dalla scelta del soggetto fino ai giorni delle riprese, passando per l’incontro per la stesura della sceneggiatura; ma rischierei di rendere l’intervento fin troppo prolisso.
    C’era un mezzo progetto di fare un making of del corto, ma sinceramente ora come ora non ho idea se lo realizzerò mai.

    Ora vi lascio alla visione di caffè al volo, diviso in due parti per problemi logistici: inspiegabilmente, facebook,, il cui limite di durata video è pari a 20 minuti, reputava l’intero filmato (circa 17 minuti) troppo grande; per YouTube invece il limite è 10, quindi amen, dovrete vederlo in 2 parti.
    Nel caso doveste preferire visionarlo (ed eventualmente, lasciare commenti o favoriti) su YouTube, ho provveduto a metterlo anche lì; tuttavia, mi preme ricordarvi che la qualità video di facebook è sensibilmente superiore.

    facebook:

     
     

    YouTube:

     
     

     

     

    Tenete conto che questo sarà, con tutta probabilità, il mio ultimo cortometraggio; spero vi sia piaciuto, anche se in molti hanno detto di non averci capito nullaA bocca aperta.

    10/8/2009

    Full Throttle

    Riporto qui il mio primo intervento su Checkpoint Café, un blog a 5 tastiere (mani è obsoleto ed impreciso) a cui parteciperò assieme ad altre vecchie e nuove conoscenze.
    Le tematiche che affronteremo saranno varie, ma principalmente si prevede di parlare dei nostri interessi, che guardacaso sono videogame, musica, anime, tecnologia, eccetera.
    L'edizione originale dell'articolo Full Throttle, è raggiungibile
    qui.

     

    Salve a tutti, sono Dunther e questo è il mio primo intervento su Checkpoint Café.
    Nell'incertezza dell'argomento, ho deciso di iniziare trattando di una gustosa, ma non troppo celebre, avventura grafica: Full Throttle.

    Copertina del manuale

    Nome: Full Throttle
    Sviluppatore: LucasArts
    Distributore: LucasArts
    Anno di pubblicazione: 1995
    Genere: Avventura grafica punta e clicca in terza persona
    Illustri coinvolti: Tim Schafer, Peter McConnell, Dave Grossman

    "Devi fargli del male, Ben.
    Promettimi che gli farai molto male!"

    Full Throttle è un'avventura grafica punta e clicca della LucasArts, uscita nel 1995; l'autore di questo particolare videogioco è Tim Schafer, game designer già implicato nello sviluppo dei due episodi della serie di Maniac Mansion (1987 e 1993) e dei primi due Monkey Island (1990 e 1991); si trattava della geniale mente che, in futuro, avrebbe creato il capolavoro che risponde al nome di Grim Fandango (1998), oltre che Psychonauts (2005) e Brütal Legend (2009), che sarà nei negozi americani ed europei a giorni.
    È il decimo gioco ad utilizzare SCUMM, di cui sfrutta la settima versione.

    L'ambientazione di Full Throttle è alquanto particolare; trattasi di un futuro imprecisato, in cui la tecnologia è sufficentemente avanzata da permettere ai cittadini di godere di auto antigravitazionali, simili a quelle che si possono vedere in Ritorno al futuro - Parte II.
    Nonostante la curiosità spinga i più a porsi numerose domande, dopo poco ci si rende conto che, il gioco, in realtà, non rivela granchè sul mondo in cui è ambientato.
    Tale scelta stilistica è prettamente sensata, poichè l'intera vicenda è narrata dal punto di vista di Ben, il capo di una banda di motociclisti chiamata Polecats.
    Ben è un centauro rozzo al punto giusto, un purista amante delle motociclette, della vita in strada, e riluttante verso i veicoli sprovvisti di ruote.
    Gli eventi che coinvolgono (o, sarebbe meglio dire, travolgono) Ben durante il corso di Full Throttle, si svolgono quasi esclusivamente in zone poco affollate, autostrade, roulotte in mezzo al deserto; le ambientazioni trasmettono un senso di decadenza e/o abbandono.
    Quello rappresentato non è il mondo esterno, ma una sotto-realtà dello stesso. Una sotto-realtà fatta di gang di motociclisti, risse sull'asfalto, motori, bizzarre manifestazioni del genere umano e tanto, tanto luridume sparso in giro.
    Nonostante l'avventura non duri molto, ci si ritroverà ad avere a che fare con una relativamente ampia varietà di personaggi, ed i dialoghi sono tutti ben scritti e coerenti. Si tratta di uno di quei tanti giochi in cui eseguendo delle azioni apparentemente inutili (come ad esempio esaminare delle corna appese in un bar), si possono ottenere divertenti linee di dialogo, anche se (mi duole dirlo) siamo ben lontani dalla cura nei dettagli presente in altri titoli, come ad esempio The Curse of Monkey Island (1997); a dirla tutta, molti oggetti non tireranno fuori più di un semplice "Hmmm." da parte del protagonista, cosa sicuramente non insensata, ma poco gradevole, e dal sapore di riciclo. Quando così non è comunque, si è ben contenti di scoprire nuove possibili battute o dettagli aggiuntivi sul protagonista o sul mondo che lo circonda.
    La trama si evolve in maniera lineare ma ben congegnata; a differenza di altre avventure grafiche dove ci si trova spesso a girare per le stesse, enormi ambientazioni alla ricerca della soluzione, ci si ritroverà a cambiare spesso località, sebbene quest'ultime non siano numerosissime o molto estese.
    Il gioco insomma, scorre come un piacevole film (o cartone animato, se preferite), con una trama originale, non demenziale per quanto rozzamente e cinicamente divertente, ed avvincente dal suo inizio sino all'epilogo.
    Il bar dove Ben e la sua banda si trovano all'inizio del gioco

    A differenza dei precedenti titoli SCUMM, in cui erano presenti innumerevoli "verbi" per svolgere altrettante azioni, cliccando su un oggetto e tenendo premuto, comparirà un'intuitiva (e stilosa) interfaccia che, oltre a mostrare il nome dell'oggetto in questione, vi permetterà di interagirvi tramite 4 icone: una mano (per prendere, usare, picchiare), una lingua (parlare, usare la bocca), degli occhi (esaminare, guardare) ed un piede (solitamente usato per prendere a calci qualcosa o qualcuno). Probabilmente il tutto sarà più chiaro dopo aver guardato quest'immagine:

    L'interfaccia

    La gestione dell'inventario è invece affidata al tasto destro: premendolo appariranno gli oggetti in vostro possesso, disposti ordinatamente all'interno di un teschio fiammeggiante (bhe, che vi aspettavate?).
    In linea di massima  gestire le varie situazioni è piuttosto semplice, anche perchè raramente vi troverete a dover pensare ed agire in fretta. In questi frangenti capiterà, come in altre avventure grafiche, di dover trovare la soluzione entro un tempo massimo, pena il dover rifare da capo quella specifica, breve, sezione. Questo si applica anche a quelle rare circostanze in cui sbagliare porterà alla morte del protagonista, eventualità piuttosto insolita per il genere.
    Gli enigmi sono tutti piuttosto ben congeniati, ed ovviamente osservano regole logiche; con un po' di fortuna si riuscirà a "sbloccarsi" da qualsiasi situazione, anche quando si entrerà in quella classica fase del "e ora come faccio?".
    Ciò che non convince appieno sono invece le sessioni "action", non troppo riuscite a causa di controlli imprecisi; si tratta comunque di ottimi esempi della versatilità del motore SCUMM.
    Una delle prime località che si visiterà nel gioco

    La spettacolare sequenza introduttiva da un gustoso assaggio di ciò che il gioco offre dal punto di vista grafico e sonoro. Uno stile cartoon coerente con l'ambientazione di gioco, si fonde con dialoghi interamente doppiati ed una colonna sonora costituita da pezzi rock dei The Gone Jackals (se non li avete mai sentiti nominare, è normale, ma col gioco si sposano eccellentemente) e da qualche brano di Peter McConnell che, nonostante sappia un po' di MIDI, accompagna degnamente le sezioni in cui si trova. La qualità dell'audio sorgente è sicuramente alta ma, probabilmente a causa dell'anzianità del gioco, risulta un po' sporca alle orecchie, ed il doppiaggio italiano non è esente da difetti; alcuni personaggi non sono interpretati alla perfezione, e si può avvertire qualche errore di traduzione pur senza conoscere il testo originale; inoltre, alcune linee di dialogo suonano un po' "fuori posto", alle volte anche perchè inspiegabilmente pronunciate da un doppiatore differente da quello che aveva recitato il resto del discorso.
    Il character design personalmente non lo gradisco più di tanto, ma generalmente l'occhio rimane soddisfatto per via della cura riposta nel disegno degli sfondi.
    Sono presenti infine, delle spettacolari sequenze animate, in cui a volte si possono notare degli un po' rozzi esempi di computer grafica, che però risultano passabili per via dell'ottima integrazione con gli elementi bidimensionali.
    Siamo lontani insomma, dalla pulizia del terzo episodio di Monkey Island, ma il comparto audiovisivo di Full Throttle si difende tutto sommato bene, considerando che la precede di 2 anni.
    La sequenza introduttiva

    In definitiva, Full Throttle è un'avventura grafica come nessun'altra finora, dall'enorme potenziale che, magari, avrebbe potuto riversarsi in un eventuale seguito, che purtroppo non fu mai realizzato, nonostante siano ad oggi stati fatti due tentativi (nel 2000 e nel 2002), entrambi non andati a buon fine.
    Sicuramente non esente da difetti, il cui principale è da ricercarsi nella sua breve durata (si completa in una manciata di ore), Full Throttle forse non è ciò che avrebbe potuto essere, ma rimane un curioso esperimento, che consiglio agli appassionati del genere (o in generale dei temi rappresentati), anche per via del prezzo accessibile a cui può essere trovato attualmente; la versione presa in esame per questa recensione è quella italiana, rimasterizzata per XP, che il sottoscritto ha pagato 10€.

    La comparsa del titolo

    Valutazione

    Trama: 7.5
    Design: 7
    Gameplay: 8 (penalizzato però dalle sezioni action)
    Audio: 8
    Video: 8

    Voto: 7.5

    9/15/2009

    La più lunga breve estate

    Ormai sembra quasi una parodia, una presa in giro. Eppure è così: quest’estate è stata la peggiore, finora.
    Anche se volessi ignorare la morte prematura di un grande artista come Michael Jackson, ed il più recente vago dispiacere per quella (non esattamente prematura) di Mike Bongiorno, c’è da dire che questa, in realtà, l’aspetto di un’estate non l’ha avuto per niente, anche non considerando che, dal 24 luglio sino a ieri, ho vissuto un esilio dalla grande rete, sentenziato da stupide pratiche burocratiche e dalla infinita incompetenza degli operatori Tele2. Aspetto o no comunque, i mesi passano lo stesso; anche quando quell’abbozzo di vita che avevi faticosamente costruito, scivola via dalle tue mani come sabbia.
    Arriva un momento nella propria esistenza, in cui ci si rende conto della fine permanente di qualcosa; sto parlando del caro vecchio concetto dell’irreversibile, terribile ma inequivocabile coscienza di aver, volontariamente o meno, oltrepassato il punto di non ritorno.

    Ora che non posseggo più nient’altro che cenere di ciò che era il mio presente, e possibile futuro, trovo ancor più ironico quanto spesso veniva definita esagerata la mia sfiducia nei confronti del prossimo; buffo, se solo avessi saputo, ne avrei avuta anche meno.
    Esprimere il disappunto che provo in questo momento penso sarebbe inutile; come sarebbe inutile sputtanare, per l’ennesima volta, il genere umano; credo di aver già ampiamente spiegato tutto nel corso di questo blog, e di individui del mio stesso parere, ovviamente, non ce ne sono stati molti. Tuttavia, considerando che non devo rendere conto a nessuno per ciò che dico o penso, il consenso altrui non è poi così indispensabile.

    Ma tutto scorre, tutto va, le cose sono fatte per cambiare. Ed io lascio che tutto mi scorra attorno, e mi cambi.

     

    L’avevo detto che quest’anno non prometteva niente di buono.

    4/26/2009

    AUGURI COLDHEART DUNTHER CANYON!!! IV

    Ed eccoci al quarto compleanno di questo blog; buffo come il tempo voli, e gli interventi scarseggino.
    Mi chiedo se venga ancora qualcuno a leggerlo, di tanto in tantoSorriso.
    Molte cose sono cambiate rispetto agli anni scorsi, quando questo blog aveva uno, due o tre anni; la prima che salta all’occhio è sicuramente il fatto che Windows Live Spaces si è esteso parecchio, cercando di imitare il successo di facebook; passando dall’essere un semplice servizio di blog ad un social network.
    Sono in parecchi a lamentarsi per questo improvviso cambio di rotta e, sebbene non apprezzi la cosa (se fossi stato interessato ad un social network, mi sarei iscritto a facebook, cosa che infatti ho fatto da tempo), mi rendo conto delle motivazioni che hanno spinto la vecchia Microsoft a questa evoluzione.


    Le mie intenzioni sono, di riprendere a scrivere attivamente in futuro.
    Ovviamente non vi prometto niente, l’anno 2009 non sembra prospettarsi particolarmente allegro, e francamente lamentarsi delle proprie sventure su un blog è un’opzione di cui credo di aver già abusato a sufficienza.
    E anche se non dovesse venire a leggervi più nessuno, di tanto in tanto paleserò qui la mia presenza, finchè vivo.
    Inoltre dovrei anche dare una sistemata alle foto, ai link…alla mia vita.
    3/31/2009

    21 anni di vita

    Ebbene sì, 21.
    Una cifra alquanto spaventosa dal punto di vista di chi, come me, non ha ancora chiaro il motivo della sua permanenza a questo mondo.
    Ma il tempo scorre comunque, anche se lo si ignora. Si fanno progetti, ci si da delle scadenze, si cerca di sfruttare tutto lo sfruttabile, finchè dura; ma alla fine rimane sempre quel vuoto dentro, vuoto in cui spesso echeggia la domanda "Ma che cazzo...?".
    Esempio pratico: "ma che cazzo scrivo sul blog riguardo i miei 21 anni?".
    Bhe, a differenza degli interventi dei miei 18, 19 e 20 anni, credo che questa volta sia il caso di fare una banale introspezione, nella quale cercherò di delineare i punti salienti di ciò che penso il giorno del mio ventunesimo compleanno.
    Ah, prima di continuare, ci terrei a specificare che negli ultimi tempi nella mia testa ha preso forma la bislacca convinzione che il compleanno andrebbe festeggiato il giorno del concepimento, non quello del parto, perchè tecnicamente io sono nato 21 anni e 9 mesi fa, o no? Per motivi pratici comunque, non mi dedicherò alla diffusione della convinzione in questione, nè durante gli ultimi giorni del mese di giugno comincerò a chiedere auguri in giro, nossignore (anzi, me ne frega relativamente persino degli auguri anagraficamente validi).

    Dunque, come potete vedere questo blog è ormai in rovina, abbandonato più o meno a sè stesso, con qualche sporadico e rappresentativo intervento che, di tanto in tanto, si manifesta in mezzo al pattume di svariate citazioni da sistemare, link non funzionanti e antiche foto di un me stesso che probabilmente all'epoca si sentiva vagamente attraente.

    Ma non c'è da sorprendersi di tutto ciò, la mia stessa vita è spesso nel caos più totale, derivato dal mio voler fare sempre troppe cose, e dall'insoddisfazione derivata dal non farne comunque abbastanza. Il problema è che c'è veramente tanto da fare e da vedere, anche limitandosi ad un PC ed un accesso ad internet, ci si trova innanzi una quantità immensa di spunti per soddisfare le proprie curiosità e farne nascere altrettante. Ciò mi riconduce inevitabilmente ad un argomento che mi preme parecchio, ossia la noia. Di ciò, in questo blog non ho mai parlato, ma chi mi conosce un minimo sa bene quanto io detesti sentir parlare di gente che si annoia al giorno d'oggi. Certo, è ovvio che non tutti sono degli iperfanatici del web, e magari ciò che per me è entusiasmante ai loro occhi potrebbe risultare irrilevante; però c'è anche da dire che dal punto di vista di una persona che è costretta a creare perfetti incastri di mansioni da svolgere nell'arco della giornata, allo scopo di farne il più possibile e di non sprecare un singolo minuto, sentir parlare di noia potrebbe suonare irritante. Che i tediati lettori si offendano pure, ma per me una persona che riesce ad annoiarsi in quest'epoca, con questi mezzi, è vuota dentro. C'è chi dice di vivere la vita giorno per giorno; se state pensando che io lo faccia, vi sbagliate. La mia vita non è fatta di momenti, è fatta di progressi; ogni giorno è una specie di lotta contro il tempo ed il cazzeggio, e a fine giornata è sulla base dei progressi fatti che mi sento soddisfatto o meno. Se vogliamo usare un'allegoria più conforme al mio stile, è come se avessi una tabella punteggi davanti agli occhi non appena mi rendo conto di non essere più in grado di far nulla se non andare a dormire.

    Sempre parlando delle altre persone, le misteriose altre persone, salta fuori un'infinita diramazione di possibili spunti per esprimere il mio disappunto verso il prossimo, che in questi giorni sta toccando apici mai visti prima. Ma per espletare a dovere il disgusto che provo in questo momento, dovrei fare innumerevoli esempi; esempi che invece non farò per svariati motivi.

    Tornando a focalizzarci sul tema principale di questo megalomane intervento, ossia il sottoscritto e i suoi 21 anni (sì, dopo questa avete ufficialmente il permesso di chiudere la pagina), quest'anno mi ritrovo nuovamente costretto a festeggiare in ritardo.
    Attualmente, sono piuttosto preso da quello che sarà il mio prossimo (e presumibilmente ultimo) cortometraggio, quindi preferirei evitare stress aggiuntivi dovuti all'organizzazione di un'eventuale festa di compleanno. Comunque sia, ciò che sta venendo fuori mi esalta alquanto, e quando sarà completo gli dedicherò di certo un intervento qui.

    Per il momento quindi, niente festa.
    Se festeggerò, accadrà il 15 aprile, giornata in cui ci saranno le proiezioni dei vari cortometraggi della mia classe.

     

    Non ho altro da aggiungere a quest'intervento, se non la classica lista degli auguri in ordine cronologico, diventata ormai routine:

    Ornela (in anticipo ma gliel'abbono)
    Gaia
    Andrea Centorrino
    Paola De Magistris
    Mamma
    Wanicola
    Angela
    Federica
    Doniah
    Witchy
    Boss
    gianka94
    DarkRoy
    Prof
    Fallen Angel
    Papà
    Aurora
    Giorgia
    Rossella
    Lina
    Antonella
    Sara Masiero
    Nadia
    Alice
    Elisabetta Basile
    Marina Patti
    Vincent Nocturnal Sharpe
    Maria
    Francesco Fabbio
    Angela La Torre
    B8
    Laura Giardina
    Cristina Favaloro
    Simona Natoli
    Adelaide
    Kristina
    Marianna
    Paolo
    Parenti vari
    Alessia
    Manux Prower
    Licia
    Graziano
    Corinna
    Claudia di Meo
    Nonno (da ND)
    Seya
    Domenico


     

    Concludo con una frase che ho ritrovato su questo file txt, ma che ignoro dove volesse andare a parare nel momento in cui l'ho scritta per poi sicuramente essere stato interrotto da qualcosa:

    A furia di guardarsi dentro le proprie azioni cominciano a diventare sensate e, forse, giustificabili.

    1/10/2009

    "Siamo a Euston (abbiamo un problema)"

    Leggendo questo intervento probabilmente vi starete chiedendo che fine abbia fatto quello sul Lucca Comics (ma anche no); ebbene, visti i casini recentemente successi, improvvisa partenza per Londra compresa, ho deciso di lasciarlo perdere definitivamente.

    Quindi, visto che questo viaggio è stata un'ottima occasione per esercitare il mio inglese, credo che la prolungherò scrivendo in quella lingua d'ora in poi, in maniera che anche voi possiate impararne.
    So let's start with our departure, Marco and I met in.....ovviamente sto scherzando, non ho nessuna voglia di usare ancora quella fottuta lingua, se non in casi di reale necessità.

     

    Dunque, cominciamo da sabato 22 novembre.
    Io ed il mio compagno di viaggio Marco ci incontriamo alla Stazione Centrale per prendere un bus diretto all'aereoporto; in attesa della partenza dello stesso, procediamo al consumare ciò che avevo goffamente preparato poco prima, giusto per avere lo sprint necessario ad affrontare il viaggio con serenità.

    Arriviamo senza eccessivi problemi sull'aereo, dove cominciano ad accadere i primi particolari eventi. Innanzitutto, Marco si "innamora" follemente di una rossa seduta non molto distante da noi, esaltandone la bellezza (dei capezzoli), così cominciamo a pianificare possibili modi per stabilire un contatto tra quest'ultima e il mio infatuato compagno di corso. L'idea più gettonata risultava essere un semplice e pratico bigliettino con nome, numero di telefono ed email, da piazzare a sgamo nella tasca di lei con un po' di destrezza.
    Mentre gli assistenti di volo spiegano le classiche procedure di sicurezza, Marco (che si era precedentemente accaparrato di corsa i posti più vicini all'uscita di sicurezza) indica le porte a lui adiacenti quando esse vengono menzionate.
    Durante il decollo, Marco si dedica alla cerimoniale visione dei filmati di Germano Mosconi; ogni tanto scambiamo due parole con la ragazza seduta accanto a noi, una sorta di punkettona, il cui ragazzo era nelle vicinanze; gli assistenti di volo si rivelano decisamente più stronzi di quelli italiani.
    All'arrivo del carrellino del cibo e bevande, faccio l'imprudente scelta di acquistare una strana vivanda ufficialmente denominata Cup a Soup, una sorta di zuppa istantanea dentro un bicchiere, al gusto di Chicken & Vegetable; ma devo dire che la definizione di vomito liofilizzato, attribuitagli da Marco, calzava a pennello, visto l'aspetto; nonostante ciò, si rivela avere un discreto sapore, e riesco nell'intento di mastiberlo tutto, ma non in quello di farlo assaggiare a Marco; la punkettona seduta accanto a me osserva e allegramente, commenta "se devi sboccare sbocca dall'altra parte".
    La simpatica coppia di punkettoni ci offre da bere della vodka, versandomene un bicchiere; in quel momento uno dei tanti assistenti di volo gay mi fa presente che non è permesso, così mettiamo via la bottiglia per farlo allontanare e poi finire di riempire il bicchiere.

    Finito il volo, Marco attacca bottone col gruppo di ragazze nel quale era presente anche la rossa di prima, in maniera da poterci unire a loro nella strada verso Londra.
    Ai classici controlli di routine, stranamente non dicono nulla a Marco, che aveva la carta d'identità strappata in due perfette metà (in orizzontale!), ma invece fermano me, sottoponendomi a noiose attese dovute ad approfonditi controlli, durante i quali ho dovuto cominciare a parlare inglese; nel mentre, Marco cerca di capire cosa stesse accadendo, fallendo miseramente a causa della scarsa comunicazione gestuale con il sottoscritto. Fortunatamente però, tali controlli vengono effettuati anche ad una ragazza del gruppo della rossa, quindi non veniamo separati.

    Senza particolari intoppi arriviamo a Londra e, in uno stato di progressivo assideramento, non riuscendo a metterci in contatto con gli Agaskodo Teliverek (che quella sera avevano una festa alla quale avremmo forse potuto partecipare), attendiamo Roberto (Fusco, sì, proprio lui); nel mentre le ragazze aspettavano una loro amica, che arrivò a breve, così come non molto tempo dopo, fece Roberto. Senza nemmeno il tempo di scambiarsi i contatti, le ragazze si allontanano per sempre, e nella mezza delusione di Marco per tal motivo, ci dirigiamo verso casa di Roberto, ove trovare un rifugio di fortuna per poter passare la notte, vista l'ora.

    Saliamo su un bus e tra discorsi vari sull'origine della nomenclatura del Big Ben(g) o sulle focacce di Marco, Roberto procede al tipico conzaggio. L'abbinamento di parole fame e chimica suscita l'attenzione di un tizio seduto non lontano da noi, chiaramente italiano anch'esso.

    Con un modesto livello di stordimento, arriviamo finalmente presso la dimora dell'amico liparoto, che ci intima di non fare rumore mentre stava dirigendosi ad ispezionarne l'interno, ed eventualmente dandoci il via libera in seguito. Naturalmente, la padrona di casa (meglio identificata come la vecchia buttana cinese) non sapeva e non doveva sapere che il ragazzo in questione ospitasse qualcuno. Guardando dentro una finestra, notiamo una familiare bandiera italiana; poco dopo Roberto ci fa cenno di entrare e, nell'oscurità più totale, cerchiamo di limitare al massimo le propagazioni sonore, finchè non raggiungiamo la safe area, ossia la camera di Roberto.
    Lì, procediamo con il nostro consueto delirio, del quale hanno fatto parte elementi caratteristici come ad esempio l'avvistamento da parte di Marco di una presunta blatta che si dirigeva sotto il letto e la perdita di un pezzo di fumo da parte di Roberto; due eventi apparentemente distinti ma che infine si rivelano essere lo stesso, come il sottoscritto aveva supposto; da non dimenticare ovviamente l'immenso catalogo Mega, l'osannato barilotto di Coca-Cola e la nascita dell'alter-ego di Marco: Ganja-man. Come non menzionare poi, il bellissimo pacco di pane carta igienica, talmente soffice che ci si può pulire il culo.
    Quando l'ora si fa sufficientemente tarda, ci organizziamo per dormire. Purtroppo però si presenta un grosso problema, ossia il freddo polare, la cui colpa era da attribuirsi alla simpatica proprietaria, che aveva l'altrettanto simpatica abitudine di risparmiare sul riscaldamento, tenendolo perennemente spento.
    Poichè ero sprovvisto di pigiama (non li uso da quasi un decennio ormai), indosso, su consiglio dell'amato Roberto, un accappatoio in pile di cui mi innamoro perdutamente; inoltre dormo accanto a Roberto, sotto una coperta. Marco invece va incontro ad un ben più amaro destino: poichè credeva di potersi accontentare di ciò che aveva addosso, subisce un alto quantitativo di freddo notturno.

    Il giorno successivo, ci svegliamo molto tardi, e nel gelo più totale. Dalla finestra, Londra mostrava poco invitanti tonalità grigiastre; presto sarebbe tramontato il sole.
    Nessuna voglia di mettere un piede fuori casa, ma ci toccava. Mangiamo un pranzo all'italiana e, con la discrezione necessaria a non farsi vedere dalla padrona (che si trovava in casa, essendo domenica), ci dirigiamo all'esterno.
    Marco necessitava di andare all'ostello dove aveva prenotato, per posare il capiente zaino e dare un'occhiata a dove avrebbe dormito. Arrivati lì, Marco viene informato che la prenotazione era per il giorno precedente, cosa che ovviamente sapevamo già; ricordo bene la risposta che diede quando gli venne chiesto quale camera volesse, "the cheapest".
    Io e Marco girovaghiamo un po', e quando si fa ora di cena, ci lanciamo, carichi di entusiasmo e curiosità, nella ricerca di un luogo ove poter mangiare i tipici fish 'n' chips (o, come li abbiamo rinominati noi, fiss en ships); ricerca che, oltre a causare il quasi-decesso di Libretti per via di un autobus che stava per travolgerlo, ci porta via parecchio tempo (si parla di ore) perchè la nostra solita fortuna ha voluto che ci trovassimo in quella che, probabilmente, era l'unica zona di Londra esente da ciò che ci avevano invece detto si potesse trovare ad ogni angolo, i fish 'n' chips appunto.
    Dopo aver perseverato nella nostra ricerca, e desistito dalle numerose tentazioni incontrate lungo il cammino (tra cui l'attraente Ripley's Belive It or Not! Museum), e grazie alle indicazioni timorosamente chieste ad un tizio di colore in metropolitana, dopo aver bestemmiato contro un'insegna che recitava il ben poco interpretabile Eat., abbiamo infine potuto gustare il nostro primo, vero, pasto londinese.
    Con famelica noncuranza, mi avvento sul povero pesce incastagnato, senza badare a quale parte stavo voracemente addentando (fortunatamente, verso il termine scoprii di non aver iniziato dalla testa, ma dalla coda). C'è da dire che tale piatto non era male, però credo di averci messo giorni a digerirlo completamente (e questo, viste le mie abitudini alimentari, la dice lunga).
    Non soddisfatti, pensiamo di andare a bere qualcosa, quindi ci apprestiamo ad un'altra, penosa ricerca: quella di un classico pub londinese. Diventava sempre più tardi, ma Marco stava cercando un posto con dei requisiti ben specifici, quindi continuiamo a peregrinare per parecchio finchè, sconsolati, ci arrendiamo ad un misero night club, dove paghiamo l'equivalente in £ dell'ira divina per una misera birra.
    La giornata era ormai finita, quindi decidiamo di dividere le nostre strade; io avrei dovuto incontrarmi con Roberto (tramite un accordo ben preciso, poichè contattarsi era complesso in quanto il mio cellulare nel 90% dei casi non prendeva), mentre Marco tornava al suo ostello. Il giorno dopo saremmo dovuti andare alla sede londinese del SAE per fare un sopralluogo.
    Stranamente, riesco ad incontrarmi con Roberto, e torniamo assieme alla sua dimora dove, dopo il classico cazzeggio, passo la notte.


    Mi sveglio controvoglia giusto in tempo per fare un altro ritardatissimo pranzo italiano, durante il quale conosco anche il fratello della vecchia buttana cinese, simpatico tizio che passava di lì per una qualche ragione, e che non ha prestato molta attenzione a me, che gli fui presentato come fratello di Roberto; il cellulare non prendeva e non avevo modo di contattare Marco. Roberto doveva andare a lavoro, esco assieme a lui sperando di entrare presto in un'area coperta. Infine, nel punto in cui io e Roberto dovevamo separarci, il mio cellulare comincia a prendere e ricevo una caterba di telefonate e messaggi da parte di Marco e supervisori in pensiero. Ricevo delle precise istruzioni sul come arrivare in SAE, e stranamente ci riesco senza troppi problemi, tranne per un tratto di metropolitana in cui non riuscivo a comprendere la meccanica che regolava le biforcazioni del tragitto.
    Confuso e un po' spaventato dall'enorme Londra, la cui immensità fagocitava con disinvoltura la mia totale assenza di senso dell'orientamento, stavo attraversando quello che, dopo svariati mezzi, era il mio ultimo ostacolo: una semplice strada dritta, che avrei dovuto percorrere fino al raggiungimento dell'edificio di mio interesse. Sarebbe stato facile come qui a Milano quando, guidato dalla musica rock che trapelava dalle sale registrazione del SAE Institute, riuscii a trovare ciò che cercavo?
    Continuo a camminare, sapevo che lì le distanze avevano tuttaltro valore, onde per cui proseguo senza sosta, nell'attesa di un qualche indizio che mi avrebbe notificato il raggiungimento dell'agognata meta. Improvvisamente mi rendo conto che l'immensa costruzione che stavo fiancheggiando non era altro che il SAE Institute londinese, come il logo sulle pareti dell'edificio lasciava intuire. Un gruppetto di studenti parlottava di fronte all'entrata; mi avvicino. L'aspetto della porta a vetri che mi separava dall'interno non lasciava intendere che si potesse aprire con una semplice spinta, così chiedo ai colleghi istruzioni per attraversarla. Mi viene detto che per aprirla era necessaria una tessera magnetica come quella che possedevano loro e che, per entrare, avrei dovuto suonare il citofono lì accanto, come temevo; chiedo ai ragazzi se gentilmente me la potessero aprire, visto che dovevo solo ritrovare il mio collega, ma ottengo una risposta decisamente scoraggiante; ogni porta di quell'edificio necessitava della tessera citata poco prima.
    Suono, mi risponde una voce femminile; cerco di spiegare con calma la mia situazione e mi viene detto di attendere. Dopo una decina di minuti vedo Marco uscire e mi riassume brevemente la sua giornata; inoltre, vengo a conoscenza del fatto che non solo dovevamo incontrarci con gli Agaskodo Teliverek quella sera, ma anche che eravamo invitati a cena da loro.
    Io e Marco ci mettiamo in cammino per raggiungere il luogo dell'incontro con Miki, che si rivela essere un supermercato. Una volta individuato "l'uomo con la testa deforme", ci uniamo a lui e, scambiando due chiacchere, ci dirigiamo verso casa sua.
    Arriviamo nell'accogliente dimora, dove facciamo subito la conoscenza di Tomi (il mostro di Frankenstein capellone), che esce dalla sua camera con una graziosa cannetta in mano; dopo poco facciamo la conoscenza di un loro amico che in quel momento si trovava nella casa. Per cena ci preparano uno strano piatto: una sorta di salsiccia abbrustolita e del purè. Notiamo un fantastico cappuccino pseudo-italiano dal curioso nome di Cappio, che scatena numerose discussioni il cui obiettivo era spiegare agli amici londinesi cosa fosse un cappio in realtà, ma esse non ebbero grossi risultati.
    Ci offrono da fumare, poi Miki va al piano di sopra a montare un letto dell'Ikea; io e Marco lo seguiamo intenzionati ad aiutarlo ma, viste le condizioni in cui mi trovavo, il massimo che riuscii a fare fu schiantarmi clamorosamente su delle tavole di polistirene. Dirigendomi al bagno, incrocio sulle scale un individuo, che dedussi essere un altro coinquilino. Ritorno da Miki e Marco, e dopo poco salta fuori il discorso del tizio incontrato poco fa, e scopriamo che è italiano anche lui! Immediatamente, vediamo la testa di quest'ultimo spuntare da dietro la porta e "Oh, ma siete italiani anche voi?"; vengo così a conoscenza del fatto che non è solo italiano, ma anche siciliano; di Milazzo, per la precisione. Che particolare coincidenza!
    Marco avrebbe dovuto dormire lì e, visto l'orario, decido di sistemarmici anch'io. Mentre ci prepariamo alla notte di sonno, nasce Morocco Warrior, doppelgänger dell'alter-ego di Marco.
    Il letto non era il massimo della comodità; anzi, definirlo letto era forse un po' generoso; ma c'era spazio per tutti e due, e non ebbimo alcun problema con la temperatura, quindi andava più che bene.


    Poichè gli Agaskodo avevano impegni durante la giornata, ci fecero la gentilezza di lasciarci le chiavi di casa; quindi ci svegliammo con tutta calma.
    Decidiamo di dirigerci a Camden Town, zona londinese consigliataci da diverse fonti.
    Una volta giunti lì, ci rendiamo conto di trovarci in una sorta di paese delle meraviglie.
    Sommersi da stimoli multisensoriali, ci aggiriamo per negozi, bancarelle e locali, affascinati da tanta inconsuetezza, presente sia negli oggetti che nelle persone.
    Tentati da parecchie pietanze offerteci da esponenti di svariate nazioni, alla fine optiamo per acquistare, alla modica cifa di 5£, quello che credo fosse cibo tailandese, abbondantemente disposto in una vaschetta d'alluminio; il contenuto di essa consisteva in una grande varietà di roba, che andava ben oltre la mia concezione di pasto completo; in particolare, mi tocca menzionare ciò che in maniera forse avventata definemmo pollo caramellato: una succulenta fetta di pollo particolarmente dolce ed ovviamente gustosissima (il solo ripensarci mi causa una forte salivazione).
    A testimonianza di ciò comunque, esiste il mio commento di fine pasto, perfettamente udibile nelle riprese nonostante la contemporanea masticazione: "...quanto abbiamo goduto...".
    Stranamente, decidiamo di entrare in uno Starbucks a prendere qualche prelibatezza a caso; anche lì, goduria pura.
    Ci dirigiamo una specie di bar all'aperto notato tempo prima, i cui tavoli erano forniti di attraenti narghilè. Probabilmente, quello era il famoso bar col tizio di colore che fa le spremute d'arancia di cui mi aveva accennato Frash, per cui ordinai una spremuta d'arancia, nonostante il tizio non fosse sicuramente quello (non era nero); Marco invece prese un tè alla menta. Gustammo le bevande, alternate al rilassante narghilè alla mela. Mentre ci stavamo per alzare, si avvicinano dei ragazzini che, sporgendosi, mi chiedono insistentemente di fargli fare un tiro, incitandomi con versi del tipo "Oh, come on!"; glielo cedo senza problemi, del resto stavamo andando via.
    Ci allontaniamo da Camden Town, la nostra meta era nuovamente il SAE Institute. Strada facendo, decido di investire qualche £ in futilità quali un sacchetto di palline colorate che si ingrandiscono in acqua (per i vasi da fiori, dicevano) e un lecca lecca al gusto cannabis, che però, forse a causa del narghilè di prima, mi sembrò sapere semplicemente di mela, mela verde.
    Non ricordo esattamente se fosse programmato o meno, ma una volta arrivati in SAE non facemmo altro che organizzare le riprese, che avremmo però fatto il giorno successivo; probabilmente era qualcosa del tipo che gli Agaskodo Teliverek non avevano gli strumenti, o roba del genere.
    Per la cena decidiamo di optare per il KFC, dove speravamo di ottenere assieme al pollo, un simpatico secchiello come quello del famoso Buckethead, cosa che invece non accade; tutto sommato comunque è stata un'interessante aggiunta alla nostra cultura sul junk food. Sorprendentemente, troviamo un vero pub inglese, come quello che cercava Marco, nel quale ci gustiamo una birra, mentre accanto a noi un gruppo di uomini di colore da pub (di quelli che sembrano usciti da un film) festeggia il compleanno di uno di loro, a cui naturalmente porgiamo i nostri auguri.
    Se non ricordo male, ho passato quella notte a casa di Roberto, mentre Marco è andato al suo caro ostello.

    Approfittando del fatto che avesse un giorno libero dal lavoro, Roberto viene con me in SAE, incuriosito dalla possibile esperienza di filmare il backstage del videoclip. Durante la strada, l'intrepido liparoto acquista una bottiglia di vino, che portiamo fin dentro la sala dove avremmo dovuto registrare, nonostante fosse assolutamente vietato portare cibo e bevande all'interno (questo spiegava le bottigliette accatastate fuori dalle stanze), regola che in teoria c'è anche nel SAE Institute italiano, ma che nella pratica viene spesso ignorata, nel nostro bel paese. Approfittiamo dei punti morti delle telecamere e dei vetri che permettevano di osservare l'interno dall'esterno, per consumare senza problemi qualsiasi genere alimentare avessimo voglia, e anche per preparare qualcosa da fumare più tardi. All'arrivo di Miki, la "vetrina" viene completamente coperta, per sua decisione; ciò ci garantisce un notevole aumento di libertà.
    Nonostante qualche intoppo organizzativo, le riprese dei chitarristi e del batterista procedono a ritmo spedito.
    Sotto direttive di Roberto, decidiamo di andare tutti a casa loro e preparargli una "cena italiana".
    Arrangiandoci con quello che siamo riusciti a trovare, prepariamo una pasta alla norma.
    La serata prosegue tranquilla, a cena si toccano diversi argomenti interessanti, come le bestemmie, ed il loro rappresentante italiano (Germano Mosconi) o varie esperienze dirette o indirette sull'uso e abuso di stupefacenti. Gli Agaskodo decidono comunque di dare il loro contributo alla cena, con dei semplici ma gustosi funghi ripieni di formaggio.
    Dopo cena, Roberto va via, e Marco viene istruito da Miki riguardo alcuni show televisivi zeppi di humor inglese (io non esiterei a definirli trash a dire il vero), e ne rimane entusiasta; nel frattempo, io approfitto della linea internet disponibile per farmi un giro su facebook e cose del genere.


    Ultimo giorno a Londra. Al mattino ci rechiamo nuovamente all'amata Camden Town, dove girovaghiamo per tutta la mattinata; si fa ora di pranzo e, nonostante le intenzioni di provare qualcosa di diverso, alla fine ricadiamo nella stessa, perversa, tentazione della volta precedente, godendo nuovamente come suini.
    Nel pomeriggio ci si reca nuovamente in SAE, dove avremmo fatto tutte le riprese mancanti, che questa volta coinvolgevano anche la cantante, un'attraente (ma ingravidata) giapponese di nome Hiroe, nonostante il pezzo non fosse cantato. Purtroppo, Roberto non sarebbe potuto venire quel giorno.
    Nonostante altri inconvenienti, le riprese vengono portate a termine ad un orario discreto.

    Per la nostra "ultima cena", Miki e Tomi ci portano a mangiare una pizza di qualche strano paese che non mi sovviene in questo momento (forse era pizza turca?); per quanto loro l'adorassero e a me fosse piuttosto indifferente, Marco non si astiene dall'esprimere il suo disappunto.
    Il nostro piano di fuga era il seguente: dovevamo prendere un autobus alle 5:30 del mattino, nello stesso identico punto dove il bus dall'aereoporto ci aveva lasciato all'andata; poichè tali bus passavano con la frequenza di un'ora, l'idea era di provare a salire sul primo a disposizione, in maniera da arrivare il prima possibile in aereoporto, dove avremmo potuto dormire e/o cazzeggiare senza rischiare l'ipotermia, in attesa del nostro volo.
    Così, appena arriva l'autobus che ci avrebbe portato alla fermata dei bus diretti in aereoporto, lo fermiamo e salutiamo Miki e Tomi, ma l'autista (in seguito definito da Miki "a cunt") riparte con impertinenza, senza attendere che salissimo, davanti ai nostri occhi attoniti. Da lì ne ricaviamo che a Londra i neri sono tutti o buonissimi o cattivissimi. Attendiamo il bus successivo.
    Arriviamo alla fermata della navetta dove, durante il congelamento, aspettiamo quest'ultima. L'intera nottata trascorre ad attendere questi bus che, al contrario delle nostre aspettative, spesso non avevano abbastanza posti liberi, oppure li avevano temporaneamente; spesso quindi, dopo qualche fermata abbiamo dovuto cedere il posto a chi aveva regolarmente prenotato, per poi attendere il successivo.
    Alla fine, arriviamo allo stesso orario che, con tutta probabilità, ci sarebbe toccato prendendo quello delle 5:30. Cazzeggiamo e dormiamo in aereoporto, il nostro volo era alle 8:15.
    Quando si fa l'ora, decidiamo di andare a ritirare la nostra prenotazione, ma per qualche assurdo motivo non ci riuscivamo, così ci dirigiamo allo sportello informazioni per chiedere appunto informazioni. La risposta mi raggelò il sangue nelle vene: "It was yesterday"; panico. Per qualche assurda ragione, nella pura convinzione che il 27 fosse venerdì, e non giovedì, avevamo sbagliato a prenotare il volo di ritorno.
    Cerchiamo di essere razionali e trovare una soluzione alternativa, era un bel casino. Tentiamo di connetterci con dei PC a pagamento situati lì in aereoporto; purtroppo si rivelano solo soldi sprecati: i PC erano praticamente inutilizzabili in quanto ti obbligavano a visitare sostanzialmente solo i loro siti.

    Visto il periodo, tornare in Italia entro un paio di giorni spendendo una cifra normale sembrava veramente impossibile; tuttavia, una zia di Marco ci trovò piuttosto rapidamente una soluzione, salvandoci dalla disperazione. Saremmo partiti col volo delle 4:15, del 29. Quando tentiamo di fare il biglietto, Marco, per via della sua carta d'identità doppia, viene bannato da quella compagnia aerea, che gli dice che con quel documento non potrà più viaggiare con loro, pazienza.
    Probabilmente eravamo talmente stanchi che, tra riposini e cazzeggio puro, quelle 48 ore passarono in fretta.
    Poichè descrivere come si dorme all'aereoporto risulterebbe alquanto inutile e noioso, mi accingerò ad esporre qualche esempio del nostro cazzeggio.
    Impossibile non menzionare quando la noia spinse Marco a prendere una delle mie palline colorate che si ingrandiscono in acqua (rinominate da Marco palline di gomma sintetica ad espansione idraulica), e mettersela in bocca, per vedere cosa succedeva. Pian piano la pallina sembrava diventare più grande, peccato che dopo poco Marco, in un momento di distrazione, la inghiottì...
    Oppure potrei parlare della sera, quando Marco portò un pacchetto di salatini e due Vodka Tonic in lattina...
    O magari dell'avvistamento della scritta Bureau (che noi leggevamo Borò, soprannome di un nostro celebre compagno di corso)...
    Beh sì, eravamo messi così male.


    Si era finalmente fatta l'ora di tornare in Italia, ma non prima di esserci lasciati ammaliare da un bizzarro distributore di gelato in coppette; lo strano marchingegno, dopo aver mangiato 2,50£, utilizza una specie di aspirapolvere per prelevare la coppetta selezionata da Marco e lasciarla cadere nel cestello dove poterla raccogliere. Sull'aereo, apriamo il gelato; un disgustoso, denso, impasto, dalla consistenza simile al calcestruzzo ed il cui sapore ricordava il dentifricio alla fragola; "ci stiamo avvicinando sempre di più all'Italia".
    All'arrivo, quel folle di Marco mi propone di andare a scuola nel pomeriggio a seguire un seminario di chissà cosa, ma non ci pensavo neppure, troppa stanchezza.

     

     

    Dunque, come resoconto di questo viaggio, posso dire di essermi divertito; l'occasione di poter visitare l'Inghilterra non era mai capitata prima, e così visto che "si doveva", ho pensato di sfruttarla, sebbene il periodo fosse tutt'altro che allegro. Oltre al divertimento comunque, c'è da dire che è stata un'esperienza molto interessante, dal punto di vista personale e anche lavorativo.


    Non mi viene in mente niente da aggiungere a quest'intervento, per cui lo concluderò con una breve serie di eventi capitatici, di cui ignoro la collocazione cronologica.

    - Un'anziana inglese chiede indicazioni a Marco e lui le da giuste.
    - Mentre bestemmiavamo allegramente cantando, un signore ci ferma poichè ci ha riconosciuto come italiani per via del cantare "Oh voi italiani cantate sempre".
    - Mentre faccio le scale una tizia mi fissa, mi giro verso di lei e mi fa i complimenti per la felpa di Lebowski.
    - Viaggio mentale di Marco che scoreggia in aereo e successiva discesa delle maschere.
    - Gare di rutti per strada, il punteggio si calcolava in base a quante persone si giravano, sfortunatamente nessuno sembrava degnarsi di farlo.
    - "Euston, abbiamo un problema".

    1/1/2009

    Capodanno 2009

    Anche questo capodanno è trascorso, in maniera ancora più asettica del solito; devastato dall'ozio natalizio, ho perlopiù dormicchiato.

    Approfitto dello spazio per fare gli auguri, visto che ultimamente mi sono ritrovato senza credito nel cellulare e non ho avuto modo di farli o rispondere ad eventuali.

    Buon 2009!!

     


     

    Guardandosi intorno è inevitabile notare quanto la gente tenda a fare una sorta di resoconto mentale dell'anno passato, per prepararsi a quello in arrivo, rimembrando gioie e dolori, errori e colpi di fortuna, eventi da ricordare ed altri da dimenticare.
    Anche io in fin dei conti, faccio così; ma non ho passato un gran 2008 sinceramente.

    C'è stata l'
    iniziale scoperta della naturale avversione verso i sistemi operativi Mac, un appiattimento pressocchè totale della mia sensibilità, la presa di coscienza del mio essermi ormai stabilito a Milano, i primi semi-successi scolastici ed infine il mio compleanno, che ha segnato la fine di un periodo tutto sommato piuttosto allegro e speranzoso. Devo dire però, che la festa è riuscita ed è sicuramente stato uno dei compleanni più interessanti della mia vita (mi spiace solo di non essere riuscito ad ottenerne i video, ma ormai dubito ci riuscirò mai...).
    Durante i primi segni del mio crollo emotivo, finalmente
    esce Brawl, che però non basta di certo ad attutire l'avvento de "Le cose sono fatte per cambiare", a differenza delle brevi vacanze estive, che mi hanno invece permesso di riprendere un attimo fiato e sistemare le faccende in sospeso con la mia postazione informatica liparota.
    Poco dopo della fine delle vacanze c'è stato lo sfacelo più totale che, nell'arco di qualche mese, ha totalmente disintegrato il mio essere,
    pezzo per pezzo.
    Arrivato
    il momento del Lucca Comics, ho deciso di partire per distrarmi e per osservare quanto un evento tanto importante come il Lucca Comics, potesse risultare ai miei occhi nello stato in cui mi trovavo. Niente di particolarmente emozionante, come previsto.
    Meno di un mese dopo, nella sua inaspettatezza più totale, arriva la
    settimana a Londra, che mi porta alle soglie del divertimento e distrazione più pura, in un momento in cui cercavo solo un po' di tranquillità.
    Infine, le
    vacanze natalizie mi hanno offerto la tanto attesa sosta di relax puro che, sebbene finirà dopodomani, mi ha permesso di riprendermi un po' dall'esuberante stress. Che poi tanto puro questo relax non era visto che mi sono dedicato attivamente a finire, in 6 intense giornate di gioco, Half-Life 2, senza contare che sono anche riuscito nell'intento di fare un salto a Palermo a trovare una certa persona...

    Come i miei affezionati sapranno, attualmente sono "all'85% della mia evoluzione", che non è un numero buttato lì a caso; ho ancora dei problemi da risolvere, in una maniera o nell'altra, problemi che non ho dimenticato e che sicuramente non hanno dimenticato me.
    Manca poco ormai, al doverli nuovamente affrontare...

    12/25/2008

    Natale 2008

    Ben poco da dire quest'anno sul Natale. Non lo sto vivendo per niente ma in compenso sto godendomi una meritata vacanza nell'ozio quasi totale, giocando più videogame possibile prima del ritorno alla stancante vita di sempre.
    L'intervento con le cronache di Londra è in fase di scrittura, ma non temete, verrà ultimato, al contrario di quello di Lucca che, con tutta probabilità non vedrà mai la luce.

     

    Quasi dimenticavo...

    Laici auguri a tutti.

    11/22/2008

    Dunther goes to London

    Allora, sarò celere perchè non ho molto tempo a disposizione.

    Pochi giorni fa ho saputo che avrei dovuto recarmi a Londra per fare uno shooting ad una band che sarebbe dovuta venire in Italia ma invece non è venuta. Lo scopo di tutto questo è la produzione di un videoclip.

    Ho sempre desiderato visitare Londra, ma ammetto che in questo periodo non avevo nessuna voglia di partire, poichè le mie condizioni fisiche, mentali ed economiche necessitano solo di una cosa: riposo.
    Purtroppo comunque se voglio fare tale interessantissimo collage di esperienze, devo andare, ora.

    Parto oggi e starò via sei giorni, saluti a tutti.

    11/18/2008

    Terapia di gruppo

    Quest'oggi vi proporrò un intervento non particolarmente lungo o interessante, ma ho comunque deciso di pubblicarlo per non far ammuffire troppo la sezione sogni.


    Come al solito comunque, il panorama da descrivere si preannuncia parecchio confuso e indefinito. Mi trovavo in una sorta di gita scolastica in cui questo assortito gruppo di persone doveva sottoporsi ad una specie di terapia di gruppo per un qualche obiettivo attualmente poco chiaro. Bhe sono sicuro che in tale marmaglia c'erano anche Paolo e Domenico, per citarne alcuni, e, poco prima della fine del sogno, è arrivato nell'albergo dove alloggiavamo un altro gruppo di persone (tra cui vecchi compagni di scuola e roba del genere).
    In qualche modo comunque, ci si ritrova a risolvere un problema ben più grosso, rappresentato da un'invasione aliena o qualcosa del genere; il finale è il classico smielato esempio di persone (compreso me) che seppur provate dall'esperienza hanno imparato qualcosa e acquistato un sacco di nuovi ricordi, che vengono concretizzati in un classicissimo album fotografico. Come ultima scena ricordo solo me che faccio in ritardo per il prepararsi (forse per lasciare l'albergo), e che prendo frettolosamente delle cose riposte accanto ad un tavolo dove avevamo appena mangiato (e sul quale erano rimasti degli alcolici stranamente).
    In mezzo al sogno, in maniera piuttosto inspiegabile, mi è anche capitato di vedere una certa persona, a cui ultimamente penso spesso.

    Una cosa davvero interessante che vorrei citare però, è il fatto che in tutto questo ho sognato che ero incazzato per un problema con una micro-SD. Sostanzialmente io ne possedevo (e ne posseggo) due, una delle quali era piena di file per il DS. Sicuro che fossero in quella e non nell'altra, continuo a non spiegarmene la scomparsa e sostituzione degli stessi, visto che l'ho sempre avuta sottomano. Probabilmente mentre cercavo qualcuno a cui attribuire la colpa, mi sveglio, o comunque entro in uno stato cosciente a sufficenza da permettermi di rendermi conto che i miei dati erano al sicuro poichè era tutto solo un sogno. Ciò che è più divertente in tutto questo però, è che dopo il mio ritorno nel sogno io spieghi, alle persone che avevo coinvolto nella vicenda, come avevo risolto il problema, e quest'ultime mi hanno pure creduto.

    Bhe, non ricordo altro. Probabilmente riesco a ricordare tutto ciò perchè mi sono svegliato così presto (8:20 del mattino senza sveglia? Ma siamo pazzi?).
    Ne ignoro il motivo, ma mi sono svegliato (e continuo ad avere in testa anche ora) pensando alla musica del videogame
    Bart's Nightmare, prestatomi in versione Super Nintendo da un compagno delle elementari, parecchio tempo fa...


    Concludo quest'intervento mostrando orgogliosamente il premio che NRU mi ha infine inviato per i motivi spiegati in Momento di buonumore:17112008

    10/31/2008

    Un Halloween di partenze II, e cellulari riesumati

    Al contrario di ogni mia aspettativa, ho trovato in extremis un compagno di viaggio con cui organizzare anche quest'anno una gita a Lucca in occasione del Lucca Comics  & Games 2008. Lo scorso Halloween non ero particolarmente interessato a festeggiare, per via della incombente partenza (a differenza di due o tre anni fa), mentre quest'anno non ne ho proprio l'occasione, o perlomeno non in maniera del tutto arbitraria visto che in questo momento mi trovo a Lucca.

    Forse, e dico forse, pubblicherò un resoconto anche quest'anno, ma per diverse motivazioni esso sarà parecchio più ristretto di quello dell'anno scorso, soprattutto perchè la fiera non sarà egualmente coinvolgente nei miei confronti dal punto di vista emotivo, o almeno questo è quanto ritengo più probabile.


    Comunque volevo fare un altro annuncio importante: poichè ne ho avuto la stretta necessità, ho rimesso in funzione il mio vecchio Nokia 6630, che era in aspettativa da circa un anno. Questo vuol dire che posso nuovamente ricevere e ricambiare gli squilli e che (sebbene io lo trovi scomodo come mezzo di comunicazione) d'ora in avanti potrete nuovamente contattarmi lì, in mancanza di alternative.

    10/27/2008

    Perchè?

    Io...non capisco. Non capisco perchè.
    Mettiamo le cose in chiaro, io sono ateo profondamente convinto; però non capisco. Non capisco come possano esistere simili coincidenze.
    Viene da pensare che io stia scontando una qualche pena per qualcosa di molto grave che ho commesso, ma anche ammettendo che sia una spiegazione valida, non capisco cosa posso aver fatto di tanto sbagliato.
    Non capisco perchè di colpo, mi debba essere tolto tutto.
    Vorrei solo capire, se è un segno che devo fare qualcosa di drastico, o se devo solo subire.
    Vorrei solo sapere, se un giorno (vicino o lontano che sia) tutto questo finirà e la vita riprenderà a sorridermi come faceva fino a poco meno di un anno fa.

    Non capisco; non capisco.
    Ho dato fondo a tutte le mie risorse intellettive, ma continuo a non capire.

    Sono così debole ed indifeso da tutti questi eventi, e più stringo i denti più va tutto male, maggiore è il passato che mi lascio alle spalle e minore è il futuro mi ritrovo davanti.


    Non capisco, davvero, non capisco.

    Devo forse morire? È questo che la vita sta cercando di dirmi? Devo mollare tutto e gettarmi da qualche parte?
    O devo semplicemente troncare con tutto il resto?

    Continuo a non capire.
    Dubbi, troppi dubbi.

    10/12/2008

    Momento di buonumore

    Ieri ho ricevuto una buona notizia, che non allevia o risolve in alcun modo i casini che sto passando per ora, ma quantomeno mi aiuta a distrarmene leggermente.
    Sono stato nuovamente pubblicato su Nintendo La Rivista Ufficiale.
    In tutta sincerità, sin da quando ho cominciato a scrivere la mail, avevo la certezza che sarei stato con tutta probabilità nuovamente Lettore del Mese, visto che ormai conosco più o meno cosa premiano e cosa no. Poichè quando fui eletto Koopa del Mese (ai tempi li chiamavano così) ancora non regalavano nulla, gloria esclusa, avevo un forte desiderio di riuscire a conseguire nuovamente l'obiettivo, in maniera da potermi portare a casa qualcosa questa voltaLinguaccia. Premetto comunque, che tale desiderio non ha minimamente influito sul contenuto della mail che gli mandai quella notte, che è stata anzi scritta molto di getto.
    Allego una scansione della rivista (N°84 - Novembre 2008):


    Riporto qui sotto quella che invece era la mail originale, che è stata ragionevolmente (e forse un po' frettolosamente) tagliata:


    19/15/2008
    Orario tre le 3 e le 5 del mattino.


    Cara redazione di NRU, vi ricordate di me? È un bel po' che non vi scrivo; ultimamente non ho avuto molto tempo per leggere per intero le vostre riviste, come ero solito fare, ma rimango comunque un vostro affezionato lettore (finchè tenete quel bollino dorato Nintendo sarà dura resistere).
    Spinto dall'incapacità di prender sonno e quindi dal conseguente flusso di coscienza e ovviamente dalla progressiva ascesa di ispirazione, ho deciso di scrivervi questa mail per condividere con voi parte dei miei pensieri.

    Oggi (iere, se consideriamo la mezzanotte passata) sono stato ad un Evento Pokémon tenutosi a Milano, dove è stato proiettato uno dei tanti film (credo sia il decimo lungometraggio) dei mostri tascabili. Del resto, era gratis, i videogiochi mi piacciono, gli anime mi piacciono, i Pokémon mi piacciono, perchè non andarci?
    Sinceramente, vista la natura piuttosto anonima della notizia che lessi per caso sul sito della Nintendo, mi aspettavo un numero di persone piuttosto esiguo, principalmente composto da pochi accaniti che tramite internet erano venuti a conoscenza di tale manifestazione. Con mia grande sorpresa però, mi sono ritrovato davanti ad un'immensa folla di bambini e relativi genitori, organizzati in una fila di cui non si capiva nè la fine nè l'inizio. Una legione di bimbi con DS Lite in mano, intenti a scaricare l'esemplare di Darkrai che vagava nell'aria grazie alle prodezze della tecnologia wireless, e a fare conoscenze tra loro.
    L'istinto è stato quello di tirar subito fuori il mio vecchio e usurato DS (primo modello mattone-grigio, un po' ammaccato ma ancora funzionante). La Sala Contatto, che solo poche volte in vita mia aveva potuto benificiare di un'altra persona al suo interno oltre il sottoscritto, era completamente piena di allenatori, con un continuo ricambio degli stessi poichè evidentemente il numero massimo era stato di gran lunga superato. Dall'alto (si fa per dire) dei miei 20 anni, sperduto in quell'esercito di piccoli allenatori che senza nemmeno sapere quale delle tante persone con un DS in mano fossi, continuavano a propormi scambi o lotte che, quasi imbarazzato, mi ritrovavo costretto a rifiutare, viste le condizioni penose del mio savegame (non toccavo la cartuccia da parecchio tempo).
    Nonostante le condizioni critiche della fila, la mancanza di posti e il mio essere comunque una sorta di "infiltrato" in mezzo a tutti quei ragazzini, devo ammettere che mi sono divertito un mondo nell'osservare ciò che accadeva, mentre attendevo la proiezione del film (che poi è arrivata, ma in verde, nel senso che si vedeva tutto dietro una sorta di filtro verde, colore che adoro ma...).

    Guardando la situazione dal punto di vista sociologico, è piacevole vedere come non solo l'esperimento di Nintendo sia riuscito, ma sia ancora perfettamente funzionante, anche se magari non diffuso come ai tempi in cui ci fu il boom.
    Strategie di marketing a parte, l'idea alla base delle versioni complementari è creare un rapporto che mescoli la competizione alla cooperazione tra i vari allenatori, e in entrambi i casi ciò risulta in nuove conoscenze.
    Pokémon è un gioco matematico, i Pokémon stessi sono ammassi di statistiche, percentuali, numeri; eppure, giocandoci si crea qualcosa di più di un semplice utilizzo di formule algebriche per avere la meglio in una battaglia; si crea un'alchimia tra i Pokémon e il giocatore, che è avvalorata dalla presenza dell'importantissimo elemento che è il confronto con gli altri. Tramite questo principio, qualunque entità, sia essa reale o virtuale, può godere di un valore aggiunto, che è dettato dall'affezionamento di un individuo verso la stessa; ed è su tale principio che fa leva il successo di questa serie.
    Quando, ai tempi di Pokémon Rosso/Blu, sentivo parlare di Pokémon come strumento di socializzazione, potevo solo immaginare il potenziale di tale cosa, poichè a quell'epoca non vivevo in un paese dove i videogiochi fossero particolarmente diffusi, senza contare che ero forse l'unico a disporre di un cavetto link, indispensabile per gli scambi. Dopo non molto tempo, la "moda" Pokémon cessò, e di colpo mi ritrovai l'unico a continuare a seguire la serie, in alcuni casi persino in segreto. Da allora in me si fece sempre più strada l'idea che ormai la serie era quasi morta, e che comunque i bei tempi fossero passati. Ma vedendo tutta quella gente, tutti quei bambini, molti di essi troppo piccoli per essere fan dalle vecchie generazioni, mi rendo conto del fascino sempiterno che queste creature riservano anche ai neofiti, e che il fattore nostalgico non va ad intaccare la qualità oggettiva di quei videogiochi.

    Lasciando stare l'improvviso crollo di popolarità, dovuto ad una misteriosa "presa di coscienza" da parte dei giocatori, che hanno cominciato a ritenersi troppo adulti per quel genere di cose, c'è da sempre stato un problema che ha afflitto la serie di Pokémon, e che si è in parte riversato sulla Nintendo.
    Prendiamo ad esempio Super Mario. Un'icona, un personaggio rispettato da tutti, ignoranti a parte, per ciò che rappresenta; è stato il compagno di giochi dell'infanzia, dell'adolescenza o dell'età adulta di un po' chiunque.
    Con la serie Pokémon invece, la situazione è palesemente diversa: ci troviamo di fronte ad un forte pregiudizio di fondo nato dall'idea che sia per bambini, e per questo non gli si da il rispetto che merita.
    Di videogiochi ne ho fatti tanti, e penso di avere l'autorità necessaria per dire, senza alcuna nostalgia o pregiudizio, che Pokémon, nonostante in certi campi non raggiunga la complessità di altri titoli del suo genere, contiene parecchi tratti distintivi che lo rendono un ottimo esponente dei giochi di ruolo, e l'unico con una componente multiplayer così funzionale e complessa, che un po' mi ricorda i giochi di carte collezionabili, di cui guardacaso Pokémon è uno dei rappresentanti.

    Sebbene ormai non mi ritenga più un allenatore professionista, è sempre emozionante iniziare una nuova avventura, e non mi faccio più problemi ad ammetterlo; certo, invidio quei bambini che probabilmente si stanno divertendo molto di più di quanto abbia potuto fare io alla loro età e, se potessi, tornerei di certo a farlo, ma sono contento che le nuove generazioni possano godere dello stesso genere di esperienze che all'epoca feci io, sperando che anche loro col tempo, non rinneghino il loro passato, la loro gioia dell'essere bambini e l'innocenza del divertirsi con un videogioco senza paura del pregiudizio altrui.

    PS: Aggiungo che mentre percorrevo (o meglio, cercavo) la via del ritorno, ho avuto modo di conversare con un altro sopravvissuto della "strage della presa di coscienza", un diciannovenne che condivideva la mia passione, rassicurante incontrarne un altro, considerando che in mezzo alla folla non ne avevo visti.





    Non si cresce mai abbastanza
    ma si cresce sempre troppo.







    Coldheart Dunther,
    eterno bambino imprigionato nella vita di un adulto.



    In tutta franchezza, speravo mi avrebbero regalato un gioco, ma sono comunque soddisfatto poichè quelle action figure rientrano nella tipologia di cose che vedo spesso alle fiere del fumetto, ma non compro per via del prezzo proibitivo.
    Comunque, per chi non lo sapesse, sono già stato pubblicato altre 2 volte (più una in saluto del mese, e una nella lista dei non pubblicati); se siete interessati a vedere anche quelle scansioni, ecco i due interventi del mio blog dove le ho pubblicate:
    Una fine ed un inizio

    Wii


    Ora devo aimè salutarvi; spero di poter tornare in vita presto, ma non ci conterei troppo...

    9/24/2008

    Why are you here? Do you really want to stay here?

    Vorrei riposare, avere un po' di pace di tanto in tanto; oppure vorrei morire, scomparire per sempre.

    Perchè la vita fa schifo, ma stringi i denti e vai avanti comunque; c'è sempre qualcosa per cui vivere, basta trovare gli appigli giusti.
    E allora si cercano gli appigli, che sono ovviamente sempre quelli sbagliati; ovviamente prima o poi crollano, e tu con loro. Però chiudi il cuore e vai avanti, perchè le persone fanno schifo, ma c'è sempre qualcosa per cui vale la pena vivere; c'è sempre un appiglio più affidabile.
    E invece no, non è mica così facile; il tuo appiglio crolla, e ora sei solo, senza sicurezze, senza poterti appendere a nulla; però copri gli occhi e vai avanti, facendo finta di aver la certezza che tutto passerà e che col tempo ritroverai la serenità perduta; gli appigli non ci sono più ormai, te li crei, ti crei speranze, qualcosa, qualsiasi cosa, pur di andare avanti; perchè la tua debolezza ti è costata cara in passato, e non devi ripetere l'errore.
    Ma per quanto dure a morire, nemmeno le speranze sono immortali, i sogni si frantumano, il tuo mondo crolla su se stesso; continui a cercare l'uscita del tunnel, ma proseguendo ti rendi conto che è sempre più buio e stretto; soffocherai, lo sai.
    E allora combatti, lotti, ti ferisci disperatamente nel tentativo di rimettere a posto quello sfacelo, ma pian piano ti arrendi all'evidenza che è inutile sperare che il tempo abbia pietà di te, che torni indietro o che si fermi o che rallenti.
    Però le ferite, come al solito, non ti uccidono, e diventano cicatrici; le osservi, rimembrando ciò che le ha causate, e le incornici e appendi al muro, così che tu possa ricordarti quanto appreso da loro.
    Eppure le ferite continuano ad arrivare, fino a che non cominci a diventare insensibile verso di esse; subisci di tutto, inerme, ma sopravvivi; sopravvivi, sopravvivi, sopravvivi così tanto che cominci a chiederti il perchè. Sei intrappolato in quella catena di eventi denominata vita da così tanto ormai che ne hai dimenticato la ragione, se mai ce n'è stata una; ti lasci trascinare dalla corrente, aspettando di arrivare al mare, perchè prima o poi finirà, niente è per sempre.

    Dovrei lottare, ma non ne ho più la voglia...
    Dovrei sperare, ma non ne ho più la forza...
    Dovrei piangere, ma non ne ho più la capacità...


    Buonanotte, per voi che ancora riuscite a riposare...




    9/11/2008

    Scomparsa - parte 2


    La mia scomparsa da Messenger è passata da volontaria a obbligatoria. Non so se e quando ritornerò.
    9/3/2008

    Final Fantasy IV

    Final Fantasy IV

    Coloro che, come me, sono amanti di Final Fantasy, saranno a conoscenza del recente remake per DS del quarto capitolo di questa saga, originariamente uscito nel 1991 per Super Nintendo.

    Sinceramente non ho mai giocato all'originale se non per qualche minuto allo scopo di soddisfare la curiosità iniziale. Molto male, diranno gli appassionati, in quanto secondo alcuni si tratterebbe del miglior episodio della serie, e comunque oggettivamente è caratterizzato da una delle trame più belle della storia dei videogiochi. Quando però venni a conoscenza del pesante remake che ne avrebbero fatto, fui ben contento di non essermelo spoilerato. Sono passati parecchi mesi da allora, e dopodomani questo gioco sarà disponibile nei negozi europei (ebbene sì, ho resistito alla tentazione di giocare alla versione giapponese e americana). In un modo o nell'altro comunque, sono già riuscito a procurarmelo, anche se non ho la benchè minima idea di quando potrò dedicarmici seriamente (ho già 2-3 RPG a cui sto giocando in questo periodo, che già di suo non è particolarmente generoso in quanto a tempo libero).

    Come temevo comunque, il gioco presenta il doppiaggio americano. Per questo genere di cose non amo le voci inglesi, ma preferisco di gran lunga quelle giapponesi o, al limite, italiane. Se devo comunque leggere dei sottotitoli, tanto vale che senta l'audio originale, no?
    Comunque sia, avendo facilmente modo di procurarmi sia la ROM giapponese che quella europea, ho deciso di scompattarle nel tentativo di riuscire ad individuare i file riguardanti il doppiaggio. Con mia grossa (grossissima) sorpresa, l'impresa è risultata facilissima e in pochi minuti mi sono ritrovato con una ROM europea con doppiaggio giapponese! O almeno così sembrava, visto che non si può mai dire nulla su queste cose prima di collaudarle. Ebbene, un test preliminare l'ho eseguito ed il tutto sembra funzionare normalmente, non avendo ancora fatto una partita vera e propria non ho potuto verificare con niente di più del filmato iniziale, ma se quello va ho ragione di credere che sarà così anche per gli altri.

    Poichè non sono capace di creare una patch che modifichi i dialoghi, non posso fornirvela ma se siete interessati a giocare anche voi questo gioco col doppiaggio originale, il procedimento è semplice:

    -Procuratevi un programma per unpackare le ROM (io ho usato dslazy, che mi ritrovavo per puro caso tra le mani).
    -Procuratevi la ROM giapponese e quella europea (release number rispettivamente 1834 e 2623).
    -Unpackate le ROM e copiate la cartella data/voice da quella giapponese a quella europea (sostituendola).
    Finito, non era difficile, vero?

    Nel caso vogliate scegliere la via più semplice comunque, ho messo su MegaUpload una ROM già pronta per l'uso, anche se non so per quanto tempo rimarrà attivo.
    Ecco il link:
    2623 - Final Fantasy IV (E) (original Japanese dub, hack by Dunther).
    Prima di scaricare, tenete ben presente innanzitutto che le ROM servono solo come backup e che se non possedete anche una copia originale del gioco, detenerle è illegale, e in secondo luogo che ho eseguito un solo test  finora, quindi non ne assicuro il totale funzionamento nè sono responsabile per eventuali problemi.

    Adesso vi saluto, il mio momento di pavoneggiamento da pseudohacker dilettante è finito, anche perchè non dovrei essere qui a scrivere sul blog, proprio per niente.

    8/31/2008

    Scomparsa

    Per una serie di motivi, ho deciso che sparirò per un po' anche dal mondo di internet (in particolare da messenger), salvo casi eccezionali.

    Chi ha il mio numero di cellulare può utilizzarlo per contattarmi in caso di necessità, nel caso il mio indirizzo email non bastasse.

    8/24/2008

    L'estate più breve

    Quando ho saputo che quest'anno avrei avuto solo 4 settimane a disposizione per le vacanze estive, probabilmente non mi rendevo effettivamente conto di quanto in fretta sarebbero volate; tuttavia, poichè il tutto fa parte del compromesso per vivere a Milano, sono stato ben disposto ad accettare la cosa.

     

    Tra il ritardo della mia partenza per poter partecipare al compleanno della Celeste, all'anticipo del mio ritorno per potermi riorganizzare la vita qui al nord più facilmente, si può dire che la mia estate è durata poco più di una decina di giorni. Tutto sommato però, mi va bene così; recupererò la prossima magari. Del resto, sono andato a mare 2 volte (la metà dell'anno scorso, che credevo di aver fatto un record), ho mangiato una discreta quantità di granite e ho fatto la nottata in magazzino con gli amici a giocare a Smash, con susseguente colazione a base di cornetto caldo (cosa a cui, tenevo particolarmente); l'unico mio desiderio non esaudito è stato il falò in spiaggia, che in realtà era stato organizzato, ma in qualche modo è fallito (mi piace pensare che la causa sia stata il maltempo, anche se ignoro le vere ragioni).


    Stento a crederci persino io, ma sono stato fortunatamente capace di dividermi bene il tempo, in maniera che il vecchio caro PC fisso totalmente imputtanato, potesse finalmente ricevere un accurato trattamento epurativo che lo ha svuotato di ogni tipo di bene virtuale che possedesse; ora si trova in attesa di un formattone che lo riporti ad uno stato di normalità. Gli anni di non-format, le puttanate su puttanate e il letterale abuso di ogni componente di quel computer, l'avevano reso praticamente impossibile da utilizzare da una persona che non fossi io; e questo, in un certo qualmodo, aveva un suo fascino; in altre parole mi ero affezionato a quello strano modo di funzionare; inutile per parecchi versi, ma sempre affidabile per altri, quel PC era parecchio navigato, ma il capitano ero io. A differenza di altre persone quindi (compreso me stesso qualche anno fa), non riuscivo a prendermela con quella macchina, che in fondo dava problemi a causa mia. Giusto per citare qualche particolarità: mostra strane linee multicolore mentre ci si trova in DOS o in programmi a schermo intero; non è in grado di eseguire la maggior parte dei giochi tridimensionali; è incapace di installare alcuni aggiornamenti del sistema operativo; inoltre, dopo diversi aiutini per convincerlo a spegnersi (Task Manager alla mano, si devono chiudere i programmi per lui, che da solo non ce la fa) al posto del tipico suono da uscita da Windows XP, si riceve quello di un messaggio d'errore; infine, una volta acceso, produce un rumore infernale che se inizialmente è un fastidioso ronzìo da ventilatore, col tempo si evolve in frullatore, lavatrice e (dopo ad esempio una mezza giornata) una sorta di motore di cui varia costantemente l'intensità (in quei casi a volte, si sente anche dal cortile fuori se lascio la finestra aperta); un rumore che riconosco come familiare, ma che mi inquieta parecchio; del resto quel computer mi ha condotto ad una specie di prigionia, anche se preferirei chiamarla simbiosi irremovibile. Ciò che voglio dire è che quel marchingegno aveva acquistato una sorta di personalità (per me ovviamente), e quasi mi dispiace doverlo rimettere in sestoA bocca aperta. In tutta sincerità non so ancora che pezzi si debbano cambiare una volta effettuato il formattone, perchè non ho la minima speranza che basti a risolvere tutto; lì dentro c'è sicuramente qualcosa di fisicamente rotto, che sia la scheda video, o quella di rete o la ventola o altro.

    Tutto ciò che mi serviva fare con quel computer in quel periodo era vedere film o ascoltare musica (con un 7.1 è tutta un'altra cosa rispetto a questo Mac con un'orrida scheda audio e una cassa rotta), e per fortuna non ho avuto problemi in quello.

    Non sono riuscito invece, a sistemare il mio vecchio caro 6630, che ormai giace perennemente spento, con la sola utilità di rubrica telefonica. Ma un giorno, ce la farò...

     

    Oserei dire che il tempo limitato mi ha permesso di assaporare maggiormente tanti piccoli particolari della mia permanenza lì. In fondo c'erano diverse cose, esseri viventi e abitudini che, sebbene appartenessero a quel luogo che ho sempre odiato, mi mancavano.

    Eppure, è stato straniante (sebbene molto piacevole) essere nuovamente catapultato in quel tenore di vita tanto diverso a quello di Milano; in quella dimensione alternativa ho avuto modo di rilassarmi e dimenticare per un po' che in realtà la mia vera vita è nello sfacelo totale.

     

    Ormai sono tornato a "casa" da qualche giorno e domani mi ricominceranno le lezioni. Forte dell'apparente incoraggiamento e ottimismo accumulati a Lipari, sto tentando di rimettere in ordine la mia vita o, per meglio dire, salvare il salvabile.

    Spero solo che prima o poi, riuscirò a riprendere le redini di questa carrozza impazzita, e a ricondurla nella strada giusta, per quanto possibile.

    8/16/2008

    "Le cose sono fatte per cambiare"

    Credo che difficilmente una frase mi rimarrà così impressa come quella che da il titolo a quest'intervento. Tale aforisma rappresenta per me, la pressocchè totale inaffidabilità delle persone, dalla prima all'ultima. Perchè lanciarsi in rapporti profondi con il prossimo, se essi andranno prima o poi incontro ad una inesorabile fine? Gli esseri umani sono esseri imprevedibili, che celandosi dietro un falso altruismo fanno sempre e solo ciò che più gli aggrada; sono soggetti a cambiamenti, malattie, morti; non conosco niente di più effimero e inaffidabile di un essere vivente. Tutti finiranno per ferire il prossimo, è solo questione di tempo.

    Ho commesso fin troppo spesso, in passato, l'errore di affidarmi agli altri, di credere vivamente in un qualcosa, che fosse amicizia o più; per questo motivo ho deciso di allentare il più possibile i rapporti col prossimo, d'ora in avanti, allo scopo di ridurre i danni.

    "Le cose sono fatte per cambiare", "Le cose sono fatte per cambiare", continua a ronzarmi in testa, questa frase; come a volermi convincere che devo crederci fino in fondo, senza illudermi nuovamente.
    "Le cose sono fatte per cambiare", e noi non possiamo che rimanere inermi a guardarle, poichè i nostri sforzi per farle tornare come prima, risulteranno pressappoco futili.

    Le cose su cui dobbiamo contare sono quelle che rimarranno eternamente, e di solito si tratta di quelle che abbiamo dentro di noi: le certezze, i principi o, più semplicemente, noi stessi.
    Siete liberi di pensarla diversamente, se volete, ma questo è ciò a cui, d'ora in avanti, ho deciso di credere.

    "Le cose sono fatte per cambiare", così dicendo, Apollo uccise Dionisio.

    7/1/2008

    Let's Brawl!

    Dopo tanti anni di attesa, il seguito di Super Smash Bros. Melee (il mio gioco preferito) è finalmente nelle mie mani.
    Oggi sono allegramente andato all'ufficio postale a prenderlo; anche se alla fine mi ero coricato alle 4, mi ero puntato la sveglia alle 9:30, ma mi sono svegliato spontaneamente 5 minuti primaSarcastico(e la notte avevo sognato il gioco, sono un caso disperato, lo so).
    Sono esaltatissimo, sembra non deludere le mie aspettative e credo che ci giocherò praticamente all'infinito; in un certo senso, potrei anche giocare solo a questo per il resto della mia vitaLinguaccia. Oggi ci ho giocato più di 5 ore consecutive (complice anche il fatto che Dario e Domenico siano venuti a casa mia per l'occasione), saltando il pranzo e qualsiasi altra attività avevo programmato per la giornata; sinceramente ho ancora voglia di giocarci ma ho deciso di fare una pausa.
    Sto ancora impratichendomi con il nuovo Link, ma faccio volentieri scontri online; il mio codice amico è nella
    sezione apposita.



    Altra comunicazione: volevo far presente, qualora qualcuno fosse interessato, che ho preso 80/100 nel cortometraggio di cui parlavo nell'
    intervento precedente; un risultato tutto sommato carino, anche se speravo un po' di più, ma è chiaro che non ho la capacità di percepire pienamente gli errori che ho commesso. I pareri ricevuti vanno dal carino in su, quindi il riscontro del pubblico è anch'esso piuttosto soddisfacente.


     

     

    Prima di congedarmi, vi lascio ammirare una mia creazione fatta con la demo di Spore Creature Creator (che vi consiglio caldamente di scaricare, giusto per farvi un'idea di quanto si prospetta grandioso questo titolo).

    Scary

    Alla prossima gente!