9/15/2009
Ormai sembra quasi una parodia, una presa in giro. Eppure è così: quest’estate è stata la peggiore, finora.
Anche se volessi ignorare la morte prematura di un grande artista come Michael Jackson, ed il più recente vago dispiacere per quella (non esattamente prematura) di Mike Bongiorno, c’è da dire che questa, in realtà, l’aspetto di un’estate non l’ha avuto per niente, anche non considerando che, dal 24 luglio sino a ieri, ho vissuto un esilio dalla grande rete, sentenziato da stupide pratiche burocratiche e dalla infinita incompetenza degli operatori Tele2. Aspetto o no comunque, i mesi passano lo stesso; anche quando quell’abbozzo di vita che avevi faticosamente costruito, scivola via dalle tue mani come sabbia.
Arriva un momento nella propria esistenza, in cui ci si rende conto della fine permanente di qualcosa; sto parlando del caro vecchio concetto dell’irreversibile, terribile ma inequivocabile coscienza di aver, volontariamente o meno, oltrepassato il punto di non ritorno.
Ora che non posseggo più nient’altro che cenere di ciò che era il mio presente, e possibile futuro, trovo ancor più ironico quanto spesso veniva definita esagerata la mia sfiducia nei confronti del prossimo; buffo, se solo avessi saputo, ne avrei avuta anche meno.
Esprimere il disappunto che provo in questo momento penso sarebbe inutile; come sarebbe inutile sputtanare, per l’ennesima volta, il genere umano; credo di aver già ampiamente spiegato tutto nel corso di questo blog, e di individui del mio stesso parere, ovviamente, non ce ne sono stati molti. Tuttavia, considerando che non devo rendere conto a nessuno per ciò che dico o penso, il consenso altrui non è poi così indispensabile.
Ma tutto scorre, tutto va, le cose sono fatte per cambiare. Ed io lascio che tutto mi scorra attorno, e mi cambi.
L’avevo detto che quest’anno non prometteva niente di buono.